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La democrazia del leader

La democrazia del leader

«La nostra democrazia è irriconoscibile. Senza una rappresentanza funzionante, senza partiti governanti, senza elettori partecipanti. Una democrazia senza. Al centro della scena politica resistono solo i leader, ultimo perno di comunicazione, mobilitazione e decisione. Avamposto sempre più isolato della frontiera pubblica occidentale. Ma può la democrazia sopravvivere solo come protesi e baluardo della leadership? Per rispondere, dobbiamo avere il coraggio di capire perché il re è ritornato nudo. E cosa ci aspetta, oltre l’ultima spiaggia.
Qui l’intervista di Marco Damilano a Mauro Calise, pubblicata su L’Espresso, l’11 gennaio 2016.»
Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader.

Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader.

Il Pd è finito due volte fuorigioco. La prima volta perché ha rifiutato di accettare che una leadership forte è indispensabile per vincere. Ed è il miglior vaccino contro la degenerazione del partito personale. Ma la seconda, e più dura, sconfitta l’ha subita al proprio interno, dove il virus della personalizzazione si è diffuso nella sua variabile più letale: quella del microvoto e dei micronotabili. Intenti a combattere una battaglia di retroguardia contro il fantasma del leader, i Democratici sono rimasti impigliati nel ginepraio delle correnti. Cacciandosi in una strettoia dalla quale non sarà facile uscire.

Il partito personale, nuova edizione

Il partito personale, nuova edizione

«Nella crisi dei partiti, il leader appare ormai privo della corazza della responsabilità collegiale, secolare conquista della civiltà statale. Come gli antichi sovrani, cui sempre più rassomiglia, il capo del partito personale torna a essere nudo». La nuova edizione di un libro che ha lasciato un segno nel dibattito politico italiano, entrando a far parte del nostro lessico quotidiano.

Hyperpolitics

Hyperpolitics

Hyperpolitics is a Dictionary of Political Science with a number of innovative features which make for a radical departure from existing reference tools in the social science domain.
Almost twenty years in the making, Hyperpolitics develops a new type of dictionary language which addresses the growing complexity of political science disciplinary domains. Hyperpolitics also represents an innovative teaching aid, fostering analytical skills and interactive discourse among students.

Hyperpolitics has multiple uses and destinations:

  • It is a dictionary because it provides extensive definitions of the most important political science concepts
  • It is a handbook because it provides step-by-step guidance for analytical and logical extension of each concept’s theoretical scope
  • It is an on line companion because it provides guided access to electronic sources
La Terza Repubblica. Partiti contro Presidenti

La Terza Repubblica. Partiti contro Presidenti

Stiamo entrando nella Terza Repubblica. Un regime che facciamo fatica a decifrare, un mix di vecchio e nuovo. Assaggi di presidenzialismo e rigurgiti di partitocrazia. Poteri esecutivi più forti, elezione diretta dei capi: premier, sindaci, governatori. Che devono però vedersela col ritorno della nomenklatura, di segreterie e apparati. Da uno dei più originali scienziati politici, un’analisi lucida e graffiante dell’Italia emersa dalla bufera di Tangentopoli e dal fallimento della Seconda Repubblica.

Il partito personale

Il partito personale

Il partito politico è al centro di una vera e propria rivoluzione. Stanno cambiando profondamente le sue funzioni, i suoi uomini, la sua presa sulla società e le istituzioni. In questo libro interrogativi inquietanti e nuovi scenari su un attore fondamentale della democrazia.

La costituzione silenziosa. Geografia dei nuovi poteri

La costituzione silenziosa. Geografia dei nuovi poteri

La costituzione silenziosa è quella che si è realizzata nel Paese negli ultimi anni. Mentre in Parlamento si discuteva della Grande Riforma nuovi poteri hanno preso il posto dei vecchi, condizionando l’equilibrio politico ed economico: poteri che hanno un saldo ancoraggio istituzionale, una precisa veste giuridica, una spiccata identità e autonomia. Uno dei più originali scienziati della politica ce ne dà per la prima volta una analisi efficacissima.

Dopo la partitocrazia. L’Italia tra modelli e realtà

Dopo la partitocrazia. L’Italia tra modelli e realtà

Trasformazioni e semplificazioni. Le une non meritano le altre. La democrazia italiana sta attraversando un momento che richiede da parte dei cittadini una memoria storica precisa ed un’attenzione viva e spregiudicata all’attualità. In un chiaro confronto tra l’Italia ed i sistemi delle altre democrazie occidentali – Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania – Calise illumina il rapporto tra stato, governo e partiti. Da garanzia di controllo democratico, la partitocrazia italiana si è trasformata in consociazione di una élite separata dal paese. Ma per cambiare, non sono sufficienti né la retorica della riforma né il passaggio dalla cultura di partito a quelle aziendalistiche del tipo recentemente proposto, che comunicano attraverso semplificazioni plebiscitarie. E’ necessario tornare ad una concreta valutazione delle istituzioni, nella consapevolezza che “senza identità nazionale non esiste democrazia dei cittadini che regga”.

Come cambiano i partiti

Come cambiano i partiti

Le analisi presentate in questo volume concordano sul fatto che la crisi dei partiti nell’ordinamento politico contemporaneo ruota soprattutto attorno a un problema di aspettative. I partiti appaiono cioè inevitabilmente incapaci di soddisfare il carico inesauribile di domande politiche che si sono trovati ad affrontare. Se la crisi viene invece commisurata alla capacità dei partiti di ridefinire gli assetti istituzionali, di incidere sul «policy making», di apportare modifiche anche radicali alle proprie strutture organizzative, la diagnosi è meno pessimistica: essi si confermano come organismi altamente adattivi e vitali per la democrazia, anche se certo non sufficienti, da soli, a garantirne il buon funzionamento. In questo quadro gli interrogativi di fondo riguardano la capacità di governo dei partiti: quali sono le regole e i risultati del «decision making» partitico all’interno della sfera pubblica complessiva? Nello stesso tempo i partiti si presentano come autonoma istanza di governo, come organizzazione sottoposta a una crescente istituzionalizzazione proprio in ragione del suo ruolo governativo: quali sono i nuovi caratteri di questo partito-istituzione rispetto ai modelli elaborati dal tradizionale approccio organizzativistico? Per trovare una risposta a tali domande non ci si può limitare al contesto europeo, tantomeno a una prospettiva ridotta al tempo breve degli ultimi quarant’anni. L’inclusione dell’esperienza americana e di quella sovietica consente infatti di mettere a fuoco le trasformazioni della funzione governativa del partiti alla luce di importanti anticipazioni come pure di imprevisti cambiamenti di rotta. Segnalandosi per la ricchezza dei materiali empirici esaminali, questo volume offre nel suo insieme un nuovo quadro concettuale che spiega, come – e perché – i partiti cambiano di fronte agli imperativi di governo dettati dalla democrazia.

Governo di partito. Antecedenti e conseguenze in America

Governo di partito. Antecedenti e conseguenze in America

Il governo di partito è la forma di governo della democrazia di massa. Ha impiegato due secoli per affermarsi e già sembra avviato ad un rapido declino. La partitocrazia appare oggi come un regime privo di vincoli, e al tempo stesso incapace di tener fede alle sue promesse. In un dibattito fitto di ricette di ingegneria istituzionale, questo libro propone un ritorno alle radici del problema e, piuttosto che confezionare modelli per il futuro della partitocrazia, si interroga sulle ragioni del suo passato. L’analisi parte dall’America, perché è nella giovane repubblica del nuovo mondo che nascono i moderni partiti, che la democrazia diventa un credo di massa, e che il governo per la prima volta viene sottratto al re e parlamenti per essere affidato alla guida di una burocrazia di partito. Ed è in America che alle soglie del XX secolo, i partiti debbono abbandonare il controllo del governo centrale a favore di altri protagonisti, più carismatici e più efficienti. Nei successi e nei fallimenti della partitocrazia americana sono anticipati molti dei temi che agitano oggi la scena europea e con i quali questo volume si confronta. La crisi nasce dall’incapacità dei partiti a trasformarsi in istituzioni di governo? O dal rifiuto dell’opinione pubblica e delle forze economiche di accettare i partiti di massa come autorità superiore? Chi prende il posto dei partiti nel governo? Insieme al governo di partito non tramonta forse la stessa idea del primato della politica?

con Renato Mannheimer, Governanti in Italia: un trentennio repubblicano, 1946-1976

con Renato Mannheimer, Governanti in Italia: un trentennio repubblicano, 1946-1976

Parlando di governo in Italia si finisce inevitabilemente per fare i conti con la «questione democristiana» e ad affrontare tutta una serie di luoghi comuni sul partito che è stato ininterrottamente presente in tutti i governi della Repubblica. Ma che cosa è stato veramente il governo democristiano: un governo nazionale, un blocco di potere o un’oligarchia ristretta, inamovibile e autoperpentuantesi? È possibile continuare a pensare in termini di «non governo» un’esperienza politica che ha improntato trent’anni di un regime democratico? Gli autori analizzano, sulla base di una serie di variabili empiriche, ministri e sottosegretari dell’Italia repubblicana, fornendo un identikit dei governanti che contraddice molte semplificazioni e stereotipi correnti. Di ciascuno dei 488 componenti – DC e non – l’elite governativa vengono studiate la provenienza territoriale, il bagaglio di preferenze elettorali, la successione delle cariche, l’accesso ai diversi dicasteri, le tappe del consolidamento nella superelite. Ministri e sottosegretari si presentano come un’elite politica con un preciso profilo istituzionale in termini di reclutamento, specializzazione, carriera. E, al tempo stesso, con delle salde radici rappresentative nell’elettorato: attraverso il meccanismo dell’equilibrio territoriale tra le diverse zone del paese e l’uso del potere elettorale come collegamento diretto tra esecutivo e governanti. L’intreccio tra l’autonomia decisionale dei «professionisti di governo» e le loro basi personali di massa ha portato a un sistema di governo molto più solido di quanto apparisse dalla sua facciata. Questa «stabile instabilità» oggi appare in crisi, e molti vedono in un declino democristiano la fine del modello di governabilità costruito in trent’anni da un ceto di partito. Più difficile è dire se c’è posto nel futuro per un nuovo compromesso tra governanti e partito di massa.

Il sistema DC: mediazione e conflitto nelle campagne democristiane

Il sistema DC: mediazione e conflitto nelle campagne democristiane

E’ ancora giustificata oggi, in una fase di mutamenti comunque profondi degli equilibri sociali e politici, la carenza di indagini sui meccanismi che governano l’universo politico democristiano o, meglio, l’utilizzazione di categorie interpretive ereditate da una sedimentata transizione politica – clientelismo, sottogoverno, corruzione ecc. – per indagare questi trent’anni di storia e attrezzarsi a governare i nuovi rapporti che si vanno istituendo tra le forze politiche? Fornire una nuova risposta a questi interrogativi, e nuovi chiavi interpretative, è il tentativo perseguito in queste pagine attraverso un’indagine dell’interccio tra ‘questione meridionale’ e ‘questione democristiana’. L’entroterra salernitano, quel terreno multiformemente ricco di stratificazioni sociali, teatro nei tempi più recenti di un protagonismo nuovo delle masse contadine, che ha scosso in parte i consolidati meccanismi dell’egemonia democristiana, si rivela un osservatorio privilegiato per l’analisi del rapporto istituito dalla democrazia cristiana con i contadini meridionali. A partire dalla ricostruzione della ‘battaglia del pomodoro’, dallo stravolgimento dei suoi obiettivi operato con un rilancio dell’ ‘economia assistita’ si sviluppa così un’analisi che, nella sottolineatura dei mutamenti intervenuti nella macchina dell’intermediazione, approda ad uno scandagliamento dei meccanismi di autonoma costituzione ed articolazione dei centri di organizzazione del potere, della loro relativa impermeabilità ai mutamenti e sconvolgimenti che agitano la società.

IPSAPortal

IPSAPortal

IPSAPortal is an official publication of the International Political Science Association. It has been presented to the IPSA 20th World Congress participants in a printed version. Browsing through the pages of this handbook will give scholars a better – and more comfortable! – understanding of the extraordinary wealth and variety of sources that can now be accessed on the Web as a «library without walls»: the largest research environment worldwide.
As with any new intellectual enterprise, we are aware of the limitations of our efforts. Selecting 300 websites out of thousands proliferating every day in cyberspace inevitably implies many arbitrary omissions and many mistakes.
Beyond that, this virtual library is also a moving frontier, with present sites evolving, new collections and new sites continually appearing, old access barriers collapsing, and usability easing and expanding. But keeping abreast of these developments requires constant supervision, a task we cannot possibly fulfill without your advice and help.
IPSAPortal’s main aim is to make political scientists worldwide fully aware of the immense opportunities for easy and often free
access to scholarly sources through the Net. It is a new journey into knowledge.
Welcome aboard!

Agenda 2009

Agenda 2009

Il primo editoriale sul Mattino l’ho firmato nel dicembre del ‘95. Per tredici anni, ogni settimana, il privilegio di una finestra per dialogare con la politica.
Ho lavorato con tre Direttori: Paolo Graldi, Paolo Gambescia e Mario Orfeo. Tre stagioni, e tre visioni, del giornalismo italiano. Dal mio studio a San Martino, dalla casa di campagna a Oratino, dalla girandola dei viaggi della mia attività di ricerca: settanta righe alle sette del sabato sera.
La transizione italiana, le Torri, la Cindia che ri-orienta il globo osservate con le lenti del politologo. Ma i pesi e le misure li ho presi a prestito dai miei lettori. È grazie a voi che l’inchiostro può reggere il filo sottile dell’equilibrio. Quest’agenda è per ringraziarvi e accompagnarvi in un anno che ne vale dieci.

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