Le analisi presentate in questo volume concordano sul fatto che la crisi dei partiti nell’ordinamento politico contemporaneo ruota soprattutto attorno a un problema di aspettative. I partiti appaiono cioè inevitabilmente incapaci di soddisfare il carico inesauribile di domande politiche che si sono trovati ad affrontare. Se la crisi viene invece commisurata alla capacità dei partiti di ridefinire gli assetti istituzionali, di incidere sul «policy making», di apportare modifiche anche radicali alle proprie strutture organizzative, la diagnosi è meno pessimistica: essi si confermano come organismi altamente adattivi e vitali per la democrazia, anche se certo non sufficienti, da soli, a garantirne il buon funzionamento. In questo quadro gli interrogativi di fondo riguardano la capacità di governo dei partiti: quali sono le regole e i risultati del «decision making» partitico all’interno della sfera pubblica complessiva? Nello stesso tempo i partiti si presentano come autonoma istanza di governo, come organizzazione sottoposta a una crescente istituzionalizzazione proprio in ragione del suo ruolo governativo: quali sono i nuovi caratteri di questo partito-istituzione rispetto ai modelli elaborati dal tradizionale approccio organizzativistico? Per trovare una risposta a tali domande non ci si può limitare al contesto europeo, tantomeno a una prospettiva ridotta al tempo breve degli ultimi quarant’anni. L’inclusione dell’esperienza americana e di quella sovietica consente infatti di mettere a fuoco le trasformazioni della funzione governativa del partiti alla luce di importanti anticipazioni come pure di imprevisti cambiamenti di rotta. Segnalandosi per la ricchezza dei materiali empirici esaminali, questo volume offre nel suo insieme un nuovo quadro concettuale che spiega, come – e perché – i partiti cambiano di fronte agli imperativi di governo dettati dalla democrazia.

p.  1