Il governo di partito è la forma di governo della democrazia di massa. Ha impiegato due secoli per affermarsi e già sembra avviato ad un rapido declino. La partitocrazia appare oggi come un regime privo di vincoli, e al tempo stesso incapace di tener fede alle sue promesse. In un dibattito fitto di ricette di ingegneria istituzionale, questo libro propone un ritorno alle radici del problema e, piuttosto che confezionare modelli per il futuro della partitocrazia, si interroga sulle ragioni del suo passato. L’analisi parte dall’America, perché è nella giovane repubblica del nuovo mondo che nascono i moderni partiti, che la democrazia diventa un credo di massa, e che il governo per la prima volta viene sottratto al re e parlamenti per essere affidato alla guida di una burocrazia di partito. Ed è in America che alle soglie del XX secolo, i partiti debbono abbandonare il controllo del governo centrale a favore di altri protagonisti, più carismatici e più efficienti. Nei successi e nei fallimenti della partitocrazia americana sono anticipati molti dei temi che agitano oggi la scena europea e con i quali questo volume si confronta. La crisi nasce dall’incapacità dei partiti a trasformarsi in istituzioni di governo? O dal rifiuto dell’opinione pubblica e delle forze economiche di accettare i partiti di massa come autorità superiore? Chi prende il posto dei partiti nel governo? Insieme al governo di partito non tramonta forse la stessa idea del primato della politica?

p.  1