E’ ancora giustificata oggi, in una fase di mutamenti comunque profondi degli equilibri sociali e politici, la carenza di indagini sui meccanismi che governano l’universo politico democristiano o, meglio, l’utilizzazione di categorie interpretive ereditate da una sedimentata transizione politica – clientelismo, sottogoverno, corruzione ecc. – per indagare questi trent’anni di storia e attrezzarsi a governare i nuovi rapporti che si vanno istituendo tra le forze politiche? Fornire una nuova risposta a questi interrogativi, e nuovi chiavi interpretative, è il tentativo perseguito in queste pagine attraverso un’indagine dell’interccio tra ‘questione meridionale’ e ‘questione democristiana’. L’entroterra salernitano, quel terreno multiformemente ricco di stratificazioni sociali, teatro nei tempi più recenti di un protagonismo nuovo delle masse contadine, che ha scosso in parte i consolidati meccanismi dell’egemonia democristiana, si rivela un osservatorio privilegiato per l’analisi del rapporto istituito dalla democrazia cristiana con i contadini meridionali. A partire dalla ricostruzione della ‘battaglia del pomodoro’, dallo stravolgimento dei suoi obiettivi operato con un rilancio dell’ ‘economia assistita’ si sviluppa così un’analisi che, nella sottolineatura dei mutamenti intervenuti nella macchina dell’intermediazione, approda ad uno scandagliamento dei meccanismi di autonoma costituzione ed articolazione dei centri di organizzazione del potere, della loro relativa impermeabilità ai mutamenti e sconvolgimenti che agitano la società.

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